Barcellona: Il canto della libertà
von Paolo Facetti
I Queen cantavano un tempo “Viva Barcellona”. Difficile dimenticare le note e le strofe di un testo che potrebbe diventare l’inno della Catalogna, alle prese con un Referendum negato da Madrid. “Fino alla fine W Barcellona. Il mio sogno si sta avvicinando” , e forse è destinato a infrangersi, aggiungiamo noi? Non avremmo mai creduto che un referendum potesse scuotere la Spagna e se dovessimo ricercare indizi, allontanando sospetti per la ricerca della Verità, chissà se la parola populismo sarebbe stata agitata così negativamente come sta avvenendo troppo di frequente in questi ultimi anni. Alla base di tutto c’è l’irreversibilità del “sistema Europa” e questo accade per l’appunto quando le democrazie vanno in coma e i popoli devono convertirsi al ruolo di sudditi. Un referendum dovrebbe essere un segnale per uno Stato di malesseri profondi all’interno di una società e se c’è davvero la voglia di dare risposte ai cittadini si dovrebbe cercare di capire cosa si deve fare. Invece i segnali sono inequivocabili. Pugno di ferro e negazione di quello che è un bisogno e un diritto e che lo Stato abiura, insieme alla protesta di massa che nasce dal basso . Siamo all’assurdo: fa troppo paura la parola Stato, non più compatibile con la parola Europa che nelle proprie sedi decide ciò che ritiene sommariamente giusto per i vertici, ma non per le masse sempre più chiamate alla sottomissione e all’obbedienza. Fiacchi i servizi in Tv, ultimi gli spazi, dedicati dai giornali alla Catalogna, come se quelle proteste di massa fossero una vergogna da nascondere e non mostrare troppo. Cosa fa paura all’establishment europeo così prevenuto che si nasconde dietro un silenzio complice, lasciando che si consumi un misfatto ai danni dei manifestanti?
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Paolo Facetti
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